Indirizzo: Via Roma, 16    

Palazzi storici

PALAZZO SANSEVERINO FALCONE


 

Il palazzo Sanseverino dei principi di Bisignano fu costruito per volere di Giuseppe Leopoldo Sanseverino, IX principe di Bisignano, su progetto di un artista romano. Era destinato ad essere dimora estiva per il principe e i suoi familiari.Il suo successore, luigi, aggiunse al palazzo un parco cinto di mura a cui è rimasto il nome di “Caccia”.Il palazzo ricalca la planimetria tipica del ‘600 per questo genere di costruzioni: è a pianta quadra di circa 40m. per lato, al suo interno è un cortile, anch’esso quadrato di 15 m. per lato. La facciata è rivolta ad Ovest. La costruzione occupa 4 piani. Dal portone principale, ornato dello stemma gentilizio si accede al cortile interno sul quale si affacciano gli ingressi dei locali situati al piano terra, per mezzo di rampe, due a destra e due a sinistra, con gradini in pietra si sale ai piani superiori. Il fabbricato è in muratura ordinaria di “pietrame” e malta comune. Dall’ 800 era cominciato un lento ma costante processo di degrado e abbandono che ha provocato danni rilevanti alle strutture, fino al crollo di parte della muratura del lato Nord verificatosi agli inizi del 1960.

Dall’opera dello storico Raffele Capalbo, emerge che il terreno dove sorge il palazzo era proprietà di don Fabrizio Julia, poi acquistato dai Sanseverino, mentre il progetto fu di un architetto romano e le spese di costruzione ammontarono a settantamila ducati, escluse le spese per le decorazioni pittoriche. Com’è stato notato, gli affreschi che raffigurano “L’allegoria del Tempo” e il “Ratto di Proserpina” (che lo storico Capalbo, voleva attribuire agli artisti Zuccari da San Angelo in Vado, che vissero ed operarono dal Cinquecento fino ai primi del Seicento) appartengono invece all’artista napoletano Donato Vitale, che affrescò le sale tra il 1714e il 1718, come ha dimostrato con documentazione valida lo storico Giuseppe Abruzzo. In quanto al costruttore dell’edificio, è certo che si tratti di Stefano Vangeri da Rogliano, famoso per i numerosi interventi ai palazzi nelle città calabresi, che operò fino al 1720, anno in cui, con buona probabilità, si occupò anche delle rifiniture del palazzo. L’edificio si erge su quattro piani:

– il piano terra ed il primo piano, ospitavano una sorta di corpo di guardia del principe; l’ala est del piano terra è caratterizzata da un ampio salone delimitato da pareti con nicchie (in passato abbellite da splendide figure marmoree); al centro della sala si trovano otto colonne di pietra, con capitelli di stile tardo cinquecentesco, che alcuni ritengono riutilizzate da un precedente edificio, forse una chiesa.

– Il secondo piano, detto anche piano nobile, dove la famiglia risiedeva, è composto da svariati saloni, dove spiccavano affreschi, che se pur in parte deteriorati sono ancora visibili.

– Il terzo piano, era adibito alla servitù ed alla cucina.

Il Palazzo divenne dimora della Famiglia Falcone, da quando il nobile Don Angelo Falcone prese in sposa la Principessa Carmela Sanseverino. Negli anni ottanta il Palazzo fu donato dalla Famiglia Falcone al Comune di Acri. Il Palazzo ospita il MACA, Museo d’Arte Contemporanea di Acri, ed una mostra permanente dedicata a Silvio Vigliaturo.

PALAZZO PADULA

Un tempo era la residenza del noto scrittore e poeta Vincenzo Padula (1819-1893), uno dei primi studiosi di poesia e storia delle tradizioni popolari, che fondò e diresse il settimanale “Il Bruzio”, attraverso il quale denunciava la miseria e le drammatiche condizioni che la popolazione calabrese viveva prima dell’unità nazionale. Venne edificato in una zona in origine isolata e priva di costruzioni, la sua edificazione voluta dall’artista calabrese, era secondo il Padula la rappresentazione della posizione raggiunta dall’uomo di cultura acrese. Sul portale del palazzo fece scolpire due penne e un calamaio, simbolo dello stemma del suo casato. Il palazzo fu dotato di feritoie, adatte a posizionare armi da fuoco, per difendersi da eventuali attacchi dei briganti, assai frequenti in quel periodo. Questo palazzo è sede della biblioteca comunale di Acri e della Fondazione Vincenzo Padula, promotrice dell’ormai annuale premio internazionale a lui dedicato. Inoltre nel palazzo è presente il Museo della civiltà contadina di Acri.

PALAZZO FERAUDO


 

Il palazzo si sviluppa su quattro livelli fuori terra e presenta una conformazione planimetria rettangolare. La superficie di piano è di circa 220 mq.

Il palazzo venne edificato nella metà dell’ottocento su progetto dell’architetto Mattia Mele di Luzzi, su committenza del proprietario il dr. Giacinto Feraudo che aveva acquistato il terreno ed il piccolo fabbricato esistente, che volle incorporare nel nuovo palazzo che intendeva costruirsi. In origine quel piccolo edificio su quel terreno era una struttura di servizio e di proprietà del Principe Sanseverino, vicinissimo alla dimora del principe che era ed è il palazzo nobiliare più importante di Acri.

Di questa famiglia si ricordano: don Scipione che, nel 1500, fu vicario foraneo “della terra d’Acri”; Domenico che fu vicario generale del vescovo di Bisignano “Bonaventura Sculco”. Si ricorda, ancora, Marianna che indossava l’abito di terziaria domenicana che fu guarita da grave malattie dal Beato Angelo.

PALAZZO ASTORINO GIANNONE


 

Il palazzo è situato nel rione “Casalicchio” vicino alla casa natale del Beato Angelo d’Acri, quest’ultima parte integrante del fabbricato, anch’essa appartenuta alla famiglia Giannone e trasformata in cappella. La famiglia Giannone, proveniente da Bitonto, trasformò in gran parte il palazzo in un’antica dimora signorile di campagna. Nel 1700 fu abitata dalla famiglia Astorino ed in seguito dalla famiglia Fusari. Al suo interno sono ancora presenti mobili e quadri del Settecento e dell’Ottocento: il palazzo è dotato di una biblioteca composta da migliaia di volumi antichi del Settecento e dell’Ottocento.

PALAZZO SPEZZANO

Antica dimora nobiliare del settecento, palazzo della famiglia dei nobili Spezzano presenta interessanti aspetti architettonici, che furono innovativi per l’epoca di costruzione dell’immobile. L’interno è ripartito in locali dimensionati in modo razionale e con efficiente utilizzo degli spazi, distribuiti correttamente, su tre piani sovrapposti e collegati da una comoda scala interna.

PALAZZO COFONE

Simone Cofone, conte di Acri e Padia, nel 1074, ebbe concessione di terre, nel territorio dell’unuversità, dal normanno Roberto I, IL Guiscardo. I discendenti furono medici, erboristi-chimici,magistrati, letterati, uomini d’armi.Nel palazzo nacquero e abitarono: Michele (1778-1865), colonnello di cavalleria sotto il regno di Gioacchino Murat. Nel 1820 prese parte al movimento risorgimentale capitanato da Guglielmo Pepe. Fu capo della carboneria, in acri: Saverio (1823-1876), figlio del suddetto, seguì gli studi giuridici, ma non disdegnò le lettere e la filosofia, fu allievo del Galluppi, fu giudice dei tribunali civili di Catanzaro, Avellino, Lucera, Trani. Collaborò a vari giornali. Fra le sue pubblicazioni è interessante: ” esposizione ed esame delle dottrine filosofiche del barone Pasquale Galluppi”. Molto rimase inedito, come l’opera in 4 volumi ” institutiones Romani juris civili”.

PALAZZO DE SIMONE-JULIA

Il palazzo, situato nel centro storico di Acri, fu edificato nei primi del Seicento e porta il nome della famiglia, che lo possedeva: i De Simone e dei suoi eredi, gli Julia. L’edificio è un esempio di case “impalazzate” presenti nel centro storico di Acri: la composizione architettonica è di tipo presidenziale divisa su tre piani sovrapposti. Il piano terra era dispensa dei prodotti agricola e mostra arcate a tutto sesto con finestre a pianta quadrata, protette con grate di ferro.

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